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1 maggio 2020 - 18:05:36
categoria: Rubrica
La corsa allo spazio - Yurij Gagarin
Jurij Alekseevič Gagarin, questo è il nome di un ragazzo nato il 9 marzo 1934 a Klusino, un piccolo villaggio situato a 200 Km ad est di Mosca. Terzogenito di un falegname e di una contadina, viene descritto dai compaesani come un bambino allegro e vivace.

Nell’ottobre del 1941 avviene l’incontro che gli cambierà la vita. Dal cielo vede atterrare in un campo vicino due aeroplani sovietici impiegati nel conflitto contro i nazisti. Uno dei due velivoli è stato colpito, Jurij ed il gruppo dei suoi amici si avvicinano per osservare più da vicino i piloti intenti a riparare i loro mezzi. Il piccolo Jurij rimane così affascinato dal comportamento dei piloti e dalla meraviglia di quegli apparecchi da decidere in quel momento che da grande sarebbe diventato un aviatore.

Arrivata la guerra anche al suo paesino, la famiglia Gagarin deve abbandonare la loro casa e trasferirsi in una fredda cantina nei pressi del loro orto. Durante il conflitto si rende protagonista assieme ad i ragazzi più grandi di vere e proprie azioni partigiane, buttando sulla strada chiodi e vetri prima del passaggio dei mezzi tedeschi.
Terminato il conflitto può così diplomarsi in un istituto metalmeccanico e, ricordandosi della sua passione, si iscrive presso l’aviazione sovietica. Jurij diventa così un abile pilota e dopo essersi sposato viene destinato a Pechenga, una base militare sovietica presso il circolo polare artico.

Volendo riservare un avvenire migliore alla moglie ed alla piccola figlia giunta al mondo, cerca un modo per avvicinarsi alla capitale, questo accade quando Mosca si mette alla ricerca di piloti d’aereo per un progetto segreto. Dopo essersi candidato ed aver superato diverse selezioni entra a far parte del primo storico gruppo dei 20 cosmonauti sovietici i quali si addestrano presso la “Cittadina delle Stelle”.
Jurij è famoso tra i suoi colleghi per il suo carattere allegro ed è sempre di buonumore. Superati diversi test fisici ed attitudinali tra tutti viene scelto come il primo candidato per essere lanciato dal razzo R-7 “Semèrka” nello spazio.
Il primo volo umano nello spazio sarebbe stato una sorta di “test biologico”, non si sapeva nulla di come si sarebbe sentito o che cosa avrebbe provato un essere umano in condizioni di microgravità, pertanto il primo volo umano sarebbe stato eseguito con comandi automatici già impostati da terra prima della partenza. L’occupante sarebbe dovuto essere un semplice passeggero.

All’alba del 12 aprile 1961 Jurij ormai pronto viene svegliato e vestito con la tuta spaziale. Prima di partire viene disegnata la scritta sul casco CCCP, che significa Unione Sovietica. Viene quindi accompagnato al razzo e prende posto nella capsula Vostok, ribattezzata da lui Kedr (Cedro).

Alle 9.07 il missile decolla, Gagarin sentendo la spinta pronuncia la parola “Poyekhali”, che significa Partiamo/Andiamo. Il razzo sale e spinge Jurij a più di 300 km di altezza, da lassù il primo cosmonauta della storia continua a comunicare che sta bene e si sente in ottima forma. Racconta quello che osserva, lo colpisce particolarmente l’alone azzurro generato dalla Terra nel momento in cui vede il tramonto.

Dopo essersi lasciato le spalle il tramonto entra nella zona notturna, in un momento di relax si concede uno spuntino, da due tubetti simi ad i nostri della maionese, spreme e mangia una pasta di carne ed una crema al cioccolato.

Alle 10.02 Radio Mosca annuncia il grande evento e racconta che l’unione Sovietica è la prima nazione che ha mandato una persona nello spazio.

Poco dopo Jurij, sempre in ottima forma, si prepara ad atterrare, l’astronave accende i retrorazzi di frenata e comincia a scendere.
Sono momenti di apprensione, una cinghia che ancorava una parte di astronave non si sgancia, il movimento che viene generato imprime una forza di circa otto volte la forza di gravità. Finalmente la cinghia brucia nell’attrito con l’atmosfera e quando la capsula arriva a 7 chilometri di altitudine il cosmonauta esce lanciato fuori da un seggiolino eiettabile, poi apre i paracadute ed atterra in aperta campagna.

Il primo volo è stato compiuto, Gagarin diventa un eroe nazionale e comincia un tour in tutto il mondo.

Passata la fama arriva un periodo di depressione, risolto grazie all’aiuto prezioso dei suoi colleghi cosmonauti i quali lo convincono a dedicarsi al programma spaziale in corso. Gli viene assegnato pertanto il ruolo di addestratore del primo gruppo di aspiranti cosmonaute, presso il quale verrà incaricata di svolgere il primo volo Valentina Tereskova.

Nel 1967 abbandonerà il programma spaziale sovietico per tornare a dedicarsi al volo, sua vecchia vocazione, ma un incidente aereo accadutogli nel 1968 gli toglie la vita.

Jurij Gagarin scompare a 34 anni, i suoi resti verranno tumulati nelle mura del Cremlino e da allora, per tradizione, tutti i cosmonauti, prima di compiere una missione spaziale da Baikonur, si recano presso la sua tomba a portare un fiore.

Alla sua memoria sono dedicati monumenti e persino una città.

Fonti: Libro di Lev Danilkin “Gagarin”
Libro “Atlante delle esplorazioni spaziali”
https://en.wikipedia.org/wiki/Yuri_Gagarin

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