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DIVULGAZIONE VIRTUALE DOMENICA 21 GIUGNO ORE 20:50 - I CONFINI DELL'UNIVERSO
12 giugno 2020 - 18:26:51
categoria: Rubrica
La corsa allo spazio - il programma Mercury e il Vostok
Come ormai questa storia ci ha abituato, dopo il successo di un contendente tocca all’altro rispondere alla propria nazione ed al mondo intero.

Il Redstone era un missile americano incapace di compiere un’orbita attorno al pianeta Terra, al contrario del “Semerka” sovietico. Gagarin aveva infatti compiuto un “cerchio” completo attorno alla Terra, mentre il razzo americano permette solo un’ascensione fino a oltre 100 km con relativa discesa. Il nome di questa missione sarà “Mercury Redstone 3” e viene affidata al trentottenne Tenente Comandante della Marina, Alan Bartlett Shepard Jr.

Shepard il 5 maggio, prima di prendere posto nella navicella, si alza e fa colazione con: bistecca, uova e pane tostato, succo d’arancia e caffè. Questa diventerà famosa come la colazione degli astronauti. Ancora oggi qualche astronauta prima di partire compie questa colazione come “rito propiziatorio”.

Alle 9.34 finalmente i motori si accendono e la missione comincia, dopo 2 minuti e 30 secondi il razzo esaurisce il carburante e la capsula si separa viaggiando a più di 8000 chilometri orari. La spinta permette alla capsula di arrivare a quasi 190 chilometri di altezza.

Nello spazio l’astronauta compie manovre di beccheggio, rollio, imbardata, esegue cioè gli spostamenti sui tre assi tipici degli aeroplani, i quali riescono perfettamente. Successivamente comincia la discesa, rallentata dai paracadute a 3 chilometri di quota, ne segue l’ammaraggio ed il ricovero di pilota e capsula a bordo di una portaerei.

Il volo dura circa 15 minuti, la capsula percorre nel suo viaggio quasi 500 chilometri di distanza in direzione Oceano Atlantico. Il tutto viene trasmetto via Tv, uno degli spettatori è proprio il Presidente Kennedy. Il presidente, entusiasta del successo, ma consapevole che i sovietici al momento possiedono capacità spaziali maggiori, decide di porre un grande obiettivo non nel breve, ma sul lungo termine. Portare un cittadino americano sulla Luna.

Per raggiungere l’obiettivo, sarebbero dovuti occorrere diversi anni e sviluppare tecniche e soluzioni completamente da zero perché nessuno dei due contendenti stava lavorando ad un simile traguardo. La controparte sovietica non accetterà mai ufficialmente la sfida americana, ma attuerà una serie di missioni concorrenziali d’impatto maggiore rispetto al programma americano.

Il primo passo lo fanno gli americani riproponendo un lancio pressoché identico a quello precedente, la Mercury Redstone 4 con al suo interno il pilota Gus Grissom. I sovietici rispondono mandando in orbita per un giorno completo un altro cosmonauta, German Titov. Titov sarà la prima persona a soffrire del “mal di spazio” una sorta di labirintite che causa nausea e vomito.

Dopo aver cambiato missile lanciatore, nel 1962 gli americani inviano il loro primo concittadino in orbita, John Glenn. Questo astronauta nel 1998 a 77 anni tornerà nello spazio sullo space shuttle Discovery e diventerà l’astronauta più anziano di sempre.
Tre mesi dopo Scott Carpenter ripete la stessa missione di Glenn, ossia percorrere più orbite nello spazio.

A metà del 1962 i sovietici vogliono ribadire la loro superiorità tecnologica, così si procede per un doppio lancio, nel giugno del 1962 s’apprestano a lanciare la Vostok 3 e 4 le quali si avvicinano fino a 5 km di distanza. Al loro interno i cosmonauti Nikolaev e Popovyc rimangono in contatto radio l’uno con l’altro. Nikolaev rimane nello spazio per ben 4 giorni, un record incredibile.

Il modo di procedere a questo punto è chiaro ad entrambi, gli USA pensano a pianificare nel futuro i loro obiettivi, i Sovietici ribadiscono la loro superiorità del momento realizzando record. Vista la necessità di maggiori investimenti il presidente Kennedy ribadisce alla Rice University la volontà di proseguire con il programma lunare, per questo stanzia numerosi finanziamenti grazie ai quali viene costruito il “Manned Spacecraft Center”, il centro di controllo di tutte le future missioni spaziali.

Dopo aver sofferto alcuni problemi con le loro navicelle ed aver concluso le missioni spaziali prima del previsto, Walter Schirra compie quello che verrà definito “il volo perfetto”, per la prima volta dal lato americano tutto funziona esattamente secondo i programmi e questo porta molta fiducia nel colmare il divario tra nazioni.

L’anno seguente nel maggio del 1963 il compatriota Gordon Cooper rimane per la prima volta più di un giorno in orbita, gli Stati Uniti a questo punto sono soddisfatti dei risultati raggiunti, ma quell’estate i sovietici replicano ed estendono la permanenza di un volo, il cosmonauta Bykovsky, su Vostok 5 rimase infatti in orbita per 5 giorni.

Ma a destare più clamore è l’occupante dell’altra navicella gemella, nella Vostok 6 per la prima volta a bordo c’è una donna, Valentina Tereskova.
Valentina, ventiseienne ed ex operaia tessile, compie 48 orbite, superando il numero complessivo di orbite compiute dagli equipaggi americani. La sua missione dura 2 giorni e 2 ore ed il rientro ufficialmente perfetto, a distanza di quarant’anni racconterà la paura concreta di non farcela perché stremata dalla lunga permanenza e da un rientro a terra molto movimentato. Diventerà un simbolo per tutte le donne del mondo, soprattutto per le concittadine nell’Unione Sovietica.

La prima fase dei programmi spaziali si conclude, le due superpotenze hanno acquisito le conoscenze di base, ma se l’obiettivo è quello di andare sulla luna bisognerà sviluppare nuove tecniche per aumentare la permanenza nello spazio.

Fonti:
Fonte principale: Atlante delle esplorazioni spaziali
https://it.wikipedia.org/wiki/Mercury-Redstone_3
https://it.wikipedia.org/wiki/Programma_Mercury
https://it.wikipedia.org/wiki/Programma_Vostok
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